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PARTITA BUTTATA

Nella sera degli errori il Gruppo Amida Marino cede 92-89 al secondo supplementare e regala la vittoria al Fondi. Partita caratterizzata dai ripetuti svarioni sia in fase offensiva che difensiva da parte delle due Squadre che non riescono ad esprimersi sui propri abituali livelli.

Alla fine vince chi sbaglia di meno, anche se stavolta i nero-oro ci mettono tanto del loro per lasciare i due punti alla Squadra pontina.

I padroni di casa partono forte nel primo quarto portandosi subito sul + 11, poi una azzeccata 2-3 ordinata da Coach Pennacchia favorisce il controbreak del Gruppo Amida Marino che riesce a mettere la testa avanti persino di 9 lunghezze a metà del terzo periodo.

Poi l'interminabile equilibrio rotto solamente al secondo supplementare da un Fondi sicuramente più determinato.

Nonostante i numerosi e talvolta banali errori della nostra Squadra, resta il rammarico di non aver chiuso la gara per ben due volte: al termine dei tempi regolari e nel primo supplementare. 

Ma così vincere diventa davvero difficile...

In settimana il servizio di Giuliano Terenzi.

ANTEFATTO (Chi non fosse interessato può passare direttamente alla cronaca della partita)

Finalmente ho trovato qualche nuova idea per OverTime. Le interviste pre-partita ai due allenatori: non vedo l’ora di cominciare e, fortunatamente, la partita di Fondi è vicina. Per essere sicuro di arrivare in tempo, così da fare le interviste, esco di casa con un discreto anticipo. Salgo in macchina, imposto il navigatore, faccio partire la musica e via verso Fondi. La suadente quanto insopportabile voce femminile del Tom-Tom mi guida prima verso il raccordo e poi verso l’autostrada. Per non rischiare di fumare troppo decido di farmi bastare le mie due sigarette e poco dopo il casello accendo la mia prima Marlboro; dallo stereo si susseguono le voci dei Queen e degli Aerosmith inframezzate da qualche brano dell’immancabile Venditti. Guardo il display del navigatore e vedo che mancano poco meno di quaranta minuti per arrivare al palazzetto. Seconda e ultima sigaretta. E’ il momento di uscire dall’autostrada, a Ceprano: il telepass fa il suo dovere e senza intoppi sono fuori dall’autostrada. Nessuno dei tanti cartelli presenti dopo il casello indica Fondi ma io, per fortuna, ho il mio Tom-Tom e non mi preoccupo troppo, insomma sono tranquillo. Inutile precisare uno dei detti romaneschi sulla fine che ha fatto “tranquillo”…
Comincio a vagare per le tipiche strade di montagna: strette, vuote e rigorosamente in salita - o in discesa, dipende dai punti di vista. Fatto sta che comincio a salire salire salire e poi a scendere scendere e scendere per un attimo penso che la mia destinazione invece che un palazzetto sia una baita di montagna. A riportarmi alla realtà ci pensa il terreno che da asfaltato diventa improvvisamente sterrato. Cavolo, penso, ma che diamine di strada mi sta facendo fare il navigatore? (per ovvi motivi la terminologia non è proprio quella originale). Vabbe’, sarà un pezzetto di strada così, una scorciatoia, presto tornerò sull’asfalto. Non proprio! Dopo qualche centinaia di metri vorrei tornare indietro. Ma non posso. La strada è così stretta che anche una vecchia cinquecento non riuscirebbe a fare manovra. Alla mia destra la fitta vegetazione graffia la carrozzeria della macchina mentre a sinistra, a fare capolino dai rovi, c’è un dirupo. E adesso? Due sono le possibilità: spegnere la macchina, tirare il freno a mano e disintegrare lo stramaledetto navigatore, oppure continuare sperando o che la strada torni ad essere degna di questo nome oppure di trovare uno spazio per fare manovra. Pochissimi metri dopo vedo due persone in tuta mimetica col fucile in spalla. Ora ho altre due possibilità: uscire dalla macchina con le mani alzate gridando “Mi arrendo vi do tutto quello che ho ma risparmiatemi la vita” oppure abbassare il finestrino e chiedere indicazioni sperando che siano due cacciatori e non due killer professionisti. Opto per la seconda scelta e fortunatamente non sono bersaglio né di pallottole né di pallettoni. “Salve io dovrei andare a Fondi, per vedere una partita di pallacanestro” L’uomo mi guarda sospettoso “Credo, ma non ne sono certo, di aver sbagliato strada. C’è una possibilità che riesca ad uscire vivo da qui?” Il Robert De Niro di “unpaesevicinofondi” mi dice che, pochi metri più in là, la strada si interrompe ma che avrei trovato una piazzola dove fare manovra. Ringrazio continuo e arrivo alla “piazzola” come l’ha chiamata lui. La sopracitata piazzola non è altro che uno slargo stretto, molto stretto. Riesco, dopo svariate manovre, a non finire nel baratro e, molto lentamente, ritorno sui miei passi. Ritrovare l’asfalto è una sensazione indicibile: esulto e tiro un sospiro di sollievo che neanche al canestro di Rhodes in finale con Viterbo. Chi la dura la vince, tutto è bene quel che finis…cazzo! (qui ci stava tutto). Fisso inebetito il display della macchina che recita “controllare pressione gomme”. Mica avrò bucato? Si, ho bucato ma io ancora non lo so. Faccio qualche chilometro, entro in un centro abitato e trovo un benzinaio: mi accosto, scendo dalla macchina e spiego all’omino in tuta la mia situazione. Dopo aver controllato la ruota e misurato la pressione, l’inserviente mi dice che, secondo lui, non ci sono problemi. Io, contento della risposta ma un po’ sospettoso ribadisco le mie perplessità ma lui è convinto: “Questo tipo di ruote se si bucano vanno a terra immediatamente. Vai tranquillo”. Aridaje co sto tranquillo…
Rimonto in macchina e chiedo indicazioni per Fondi: non manca molto. Dopo pochi chilometri il display ricomincia con messaggi poco confortanti: la pressione delle gomme continua a scendere; se due minuti fa era a 2,2 ora è a 2,0. Altro che tranquillo, vedo un altro benzinaio in lontananza e vado in quella direzione: rispiego il problema ma anche questo inserviente mi dice che non ci sono problemi ma che “se voglio stare tranquillo” (!) lui può cambiarmi la gomma. Problema risolto”, direte voi; “neanche per sogno”, vi dico io. La macchina infatti non ha la ruota di scorta e neanche il ruotino bensì il fantastico e strepitoso “kit riparazione gomme” che ovviamente né io né il benzinaio sappiamo usare. Vado da un gommista, allora. Ma a San Martino, il paesino in cui mi trovo, i gommisti sono ormai tutti chiusi e il più vicino è a Fondi, che dista una decina di chilometri. Incrocio le dita e mi rimetto in marcia; ma non è una marcia facile: il display della macchina ormai non ha più dubbi: da “controllare pressione gomme” siamo passati a “arrestare il veicolo: foratura!”. Ovviamente, la pressione continua a scendere 1,8 – 1,6 – 1,5 – 1,4…Arrivato! Vedo l’insegna del gommista e mi accosto in prossimità dell’ingresso. Mi riparano la gomma e io posso finalmente andare al palazzetto per vedere i miei beniamini del Gruppo Amida Marino. Parcheggio, entro e… ma questa è un'altra storia!
Virtus Fondi: Cappiello 14, Mattei 21, Romano 17, Murtas 17, Di Marzo 9, Fontana 12, Fazzone A. 2, Fazzone M. ne, Pannozzo ne, Soscia ne. Coach Di Fazio
Gruppo Amida Marino: Lanfaloni 23, Monti 17, Spizzichini B. 6, Bertoldo 27, Rhodes 5, Spizzichini S. 8, Ciavarro 3, Lucidi, Guiducci ne, Fabrizio ne. Coach Pennacchia. Ass. Bartoloni.
Parziali: 21-10 / 34-29 / 47-45 / 64-64 / 77-77 / 92-89
Chi ha letto il racconto del mio viaggio da Roma a Fondi sa benissimo con quale spirito sono entrato al palazzetto: un viaggio di tre ore circa condito da non proprio positive vicissitudini. Arrivo al palazzetto a metà secondo quarto e il Gruppo Amida Marino è sotto di nove lunghezze. Raccontarvi la gara di sabato non è facile. Più che una partita di pallacanestro mi è sembrato di assistere ad una infinita partita di traversone. Una marea di errori, da una parte e dall’altra, hanno portato la gara fino al secondo tempo supplementare, al termine del quale, ad uscire vincitori sono stati i nostri avversari. Alla vigilia sapevamo che non sarebbe stata una partita facile: si incontrava una squadra in forma, reduce da due vittorie importanti contro Tiber e Viterbo, che può contare su un palazzetto caldo e rumoroso, capace di fare da sesto uomo in campo. La partita però ce la siamo complicata da soli: dopo un avvio non esaltante che ci ha visto andare sotto anche in doppia cifra, la squadra di capitan Spizzichini ha reagito e, nel terzo periodo di gioco, aveva posto le basi per una importante vittoria, accumulando nove punti di vantaggio. Poi gli errori, i tanti errori che tutti, nessuno escluso, hanno commesso. La partita poteva essere vinta per ben due volte: sia alla fine del quarto periodo, sia alla fine del primo tempo supplementare. E invece niente. Abbiamo concesso ai nostri avversari di restare in partita e nel secondo tempo supplementare ne abbiamo pagato le conseguenze. Non parlerò di singoli, ma di squadra. Una squadra forte, attrezzata, con tutti i mezzi per recitare un ruolo da protagonista all’interno del campionato che, invece, di tanto in tanto, si perde in un bicchiere d’acqua. Pochi giorni fa facevo un discorso con qualche tifoso che si diceva ottimista sulle possibilità della squadra. Lo ero, e lo sono, anche io ma così come penso che Marino sia una squadra che può vincere contro qualsiasi avversario comincio ad avere la sensazione che si può perdere contro qualsiasi avversario. A questa squadra non manca un playmaker, non manca una guardia ne un’ala forte, a questa squadra manca la continuità. E la continuità non è un problema di schemi o di singoli. Per avere continuità una squadra ha bisogno di essere squadra anche fuori dal campo. C’è bisogno di intesa e di fiducia reciproca. Facciamo quadrato e lottiamo per un obiettivo comune: dritti alla meta e conquista la preda!
Giuliano Terenzi
 

News letta: 574 volte. - pallacanestromarino.it - 09:03 29/01/2012
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